L’ufficio sembrava uscito dagli anni ’50. Probabilmente, in realtà, era degli anni ’50. Il color menta spento delle pareti, assieme ai fogli sparsi ovunque, rendeva la stanza più simile al salotto di una vecchia zia che ad un ufficio pubblico. Al fondo della piccola stanza una figura alzò gli occhi dai fogli su cui stava scrivendo e le fece cenno di sedersi sulla sedia davanti a lei. Inutile dire che la sedia era anche lei degli anni ’50, con cigolio annesso. L’uomo continuò a scrivere sui fogli in un silenzio imbarazzante che Iris, con la sua solita scarsa pazienza, interruppe.

<<Quindi?>>

L’uomo, della sua età, alzò lo sguardo e glielo piantò addosso. Gli occhi smeraldo erano scavati nella pelle chiara. Aveva un po’ di occhiaie, non doveva aver dormito bene quella notte.

<<Ha fretta?>> chiese l’uomo freddamente.

<<No, ma neanche nulla da fare>> rispose lei sorridendo. Lui non sorrise.

<< Iniziamo benissimo >> pensò lei mentre il suo volto si bloccava imbarazzato.

L’uomo tornò a scrivere sui fogli e dopo alcuni minuti li mise a lato e si schiarì la voce, tenendo un’aria impostata ed autoritaria.

<<Ha idea del perché l’abbia convocata con urgenza?>> disse l’uomo mentre il suo tono si faceva più gentile.

<<Onestamente, no>>

<<Lei è Iris Edo, nipote di Abdel Edo, il famoso archeologo e curatore del Museo Egizio di Torino?>>

<<Sì, sono io>>

<<Bene. Allora potrà aiutarci a capire alcune dinamiche>>

<<Dinamiche di cosa? Che è successo?!>>

<<Qui siamo noi a fare le domande, Signora Edo>>

<<Signorina. Comunque potrei almeno sapere perché mi avete costretto a venire qua senza poter passare da casa subito dopo il funerale? Era così urgente?>>

<<Sì. Immagino che suo padre non le abbia comunicato i dettagli>>

<<I dettagli di cosa, per la miseria?!>>

<<Le ricordo che sono un pubblico ufficiale e le chiedo di tenere un comportamento consono>>.

Ci fu un momento di silenzio.

<<Potrei almeno sapere con chi sto parlando?>> chiese in tono più calmo la ragazza.

<<Certo. Commissario capo Giulio Sacco. Posso farle qualche domanda Signorina Edo?>>

<<Certo>>

<<Quando ha visto suo zio per l’ultima volta?>>

<<Anni fa, purtroppo. A 18 anni mi sono trasferita da Torino a Londra con mio padre per motivi di lavoro, era stato assunto al British Museum. Da allora ho vissuto sempre là, saranno un paio d’anni che non torno e non incontro mio zio>>

<<Aveva contatti con lui in qualche modo? Telefonate, email o altro?>>

<<No, non regolarmente. Giusto le classiche ricorrenze: Natale, Pasqua…insomma le classiche telefonate che si fanno ai parenti in queste occasioni>>

<<Quindi non vi erano rapporti a parte le formalità?>>

<<Beh gli volevo bene, era una brava persona, ma sicuramente tra il fatto che ero cresciuta ed il trasferimento a Londra si erano un po’ persi i contatti>>

<<Capisco. Aveva notato qualcosa ultimamente negli ultimi contatti che aveva avuto con lui? Atteggiamenti strani, le era sembrato spaventato per esempio?>>

<<No, no, anzi era felice. Avevano appena ricevuto al Museo Egizio un reperto antico proveniente dagli scavi in Egitto grazie ad un suo progetto. Lo so perché mio padre me l’ha riferito >>

<<Suo padre era il fratello di suo zio, giusto?>>

<<Esatto>>

<<Se posso chiedere… no, nulla>>

<<Prego, dica>>

<<No, non è una domanda indispensabile alle indagini. Andiamo avanti. Nient’altro, neanche sotto il profilo finanziario? Ha mai parlato di problemi con i soldi, di spese improvvise o cose simili?>>

<<No, no, anche perché non aveva famiglia. Viveva da solo quindi non aveva qualcuno da mantenere. Il lavoro al Museo era ben pagato e lui era la persona con meno vizi che io conoscessi. Perfino il caffè lo prendeva in casa! Non gli piacevano i luoghi affollati, i bar, la vita sociale. Lui stava bene solo in mezzo ai suoi libri. È sempre stato un tipo solitario. Ma era felice, aveva trovato il suo equilibrio ed un lavoro che gli piaceva molto. Mio padre ogni volta che lo sentiva era tranquillo a fine telefonata. Lui aveva più contatti con lui rispetto a me>>

<<Sì, ce l’ha raccontato. L’abbiamo contattato ieri per fare anche a lui alcune domande>>

<<Posso sapere, Signor Commissario, cos’è successo? Qui sembrano tutti saperlo tranne me>>

<<Capisco. Bene, iniziamo dal principio di questa storia >>

<<Storia?>>

<<Sì è un po’ lunga ed ancora non abbiamo trovato una fine. Comunque…>>

<< Una fine? Non capisco. >>

<<Se la smettesse di interrompermi riuscirei a spiegarmi>>.

Di nuovo un silenzio imbarazzato. L’uomo si aggiustò un ciuffo di capelli rossi in fronte. Le lentiggini si distesero leggermente quando iniziò a parlare. Il tono era diventato di colpo differente. Più umano, meno freddo.

<<Siamo stati contattati da una vicina di suo zio l’altra sera. Ci ha chiamato spaventata. Ha sentito un tonfo molto forte, come di qualcosa di pesante che cadeva a terra, e dei rumori di oggetti che cadevano per terra. Pensava che fosse successo qualcosa. Come anche lei mi ha confermato, suo zio era un uomo tranquillo e quei rumori non erano normali. Avendo una pattuglia nella parallela in breve tempo siamo arrivati per fare un controllo e abbiamo trovato la porta chiusa…>>

<<Quindi nessuno scasso?>>

<<Apparentemente no. Però quando siamo entrati abbiamo trovato casa sottosopra e suo zio a terra, purtroppo già privo di vita>>

<<Era stato ucciso?!>>

<<Nessun segno di lotta o ferita. Il medico ha confermato che è morto per infarto>>

<<Quindi perché tutte queste domande? Non c’era nessun ladro>>

<<Ecco, qui è il punto. Non abbiamo traccia di effrazione alla porta, né di aggressione eppure qualcosa non torna>>

<<Non capisco>>

<<La casa era totalmente sottosopra. Qualcuno è entrato>>

<<Hanno rubato qualcosa?>>

<<Suo padre ci ha inviato un elenco di tutti i beni di valore che suo zio possedeva e non ne manca nessuno. Neanche la cassaforte di casa è stata sfiorata. Eppure tutto il resto è stato ribaltato, come se si cercasse qualcosa di preciso. Lei non ha idea di cosa posso essere? >>

<<No, onestamente. Avete delle piste?>>

<<Posso chiederle molto direttamente una cosa?>>

<<Certo>>

<<Ha mai avuto modo di pensare o sospettare che suo zio facesse contrabbando di opere d’arte? Con la sua posizione ed il suo accesso agli scavi in Egitto è una pista che non stiamo escludendo>>

<<Ma mi faccia il piacere! Mio zio era uno che non ha mai fatto una scommessa in vita sua “perché non era corretto vincere dei soldi così”. Era una persona con dei principi saldissimi. No, lo escludo totalmente>>

<<A volte le persone sorprendono>>

<<Grazie per la perla di saggezza. Ora, posso andare?>>

<<Certo, Signorina. Le mie sincere condoglianze. Mi è stato notificato poco fa che la casa di suo zio è stata tolta dal sequestro per le indagini, i miei uomini hanno concluso i rilevamenti. Eccole il foglio per il permesso al rientro da dare ai miei colleghi nel caso si trovino ancora lì per smontare l’attrezzatura per i rilevamenti. È stato un piacere>>

<<Arrivederla Commissario Sacco, vorrei dire altrettanto>> disse afferrando il foglio ed uscendo di corsa da quella stanza senza neanche voltarsi.

L’uomo rimase accigliato con la mano tesa nel vuoto.

Poi sorrise, per la prima volta: doveva essere una in gamba a farsi degli amici, quella Signorina.

(leggi il prossimo capitolo qui)

(leggi tutti i capitoli qui)  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *