bimbominkia
bim·bo·mìn·kia/
sostantivo maschile
Nel gergo giovanile, utente web che si comporta in modo stupido e infantile, intervenendo continuamente nelle discussioni e mostrandosi fastidioso o irriguardoso verso gli altri; anche, adolescente che basa il suo stile di vita sull’adesione a mode convenzionali (scrivere messaggi pieni di emoticon e abbreviazioni, essere fan del gruppo musicale del momento, ecc.).

 

Ora, io non voglio essere stronza. Ma vi sarà capitato vostro malgrado di incrociare un soggetto di questo tipo. A me succede spesso purtroppo. Popolano la home delle mie reti sociali senza che io l’abbia mai chiesto. Prima erano una goccia nell’oceano e li potevo tollerare. Ora SONO l’Oceano. E io, che a trent’anni per ovvi motivi logici non mi ci ritrovo a parlare come una quindicenne mi sento la goccia. E sarebbe normale. E’ l’età s’invecchia, si passa dalle domeniche in cui si ritorna a casa alle sei di mattina alle domeniche in cui ci si sveglia alle sei di mattina. No, scherzo, la mattina faccio ancora schifo ad alzarmi. Però non esco fino a tardi il sabato sera e quindi niente. Io e la mia nuova best friend vecchiaia ci ritroviamo a farci grandi dormite nel letto. Ma va tutto bene, si cambia, si accettano i cambiamenti, soprattutto quando sono naturali e non ci fanno assolutamente male. Il problema è che se io a trent’anni parlo come una trentenne media o comunque affronto con pacatezza e serenità questo progredire della vita sembra che lo stesso non avvenga per alcune mie coetanee. Allora, chiariamoci. Non tutte. Ma purtroppo gran parte. La fascia di età delle donne tra i 25 e i 35 anni che conosco o con cui interagisco mi lasciano spesso perplessa. Perchè se chiudessi gli occhi e al loro posto mettessi Justin Bieber a 15 anni non noterei la differenza nel sistema comunicativo. Perchè parliamoci chiaro, pure Justin Bieber attuale batterebbe certe mie coetenee in quanto a capacità e maturità di comunicazione. Stiamo parlando di gente che si fa le foto con il filtro con la faccia da coniglio e che pensa di essere presa seriamente, signori.

Ora, questo non vuole dire che dobbiamo essere tutti seri e noiosi. L’ironia e una sana risata ti salvano sempre la giornata. Io per prima scherzo e condivido una valanga di meme, la forma di ironia moderna sulle reti sociali. Ma per far della buon ironia bisogna avere un’ottima base di linguaggio, retorica, vocabolario e un controllo della comunicazione rapido e diretto. Ovvio che una foto con la faccia da coniglio sia più facile e non richieda alcuna base se non una faccia. Ma è questo che siamo diventate noi donne adulte? Una faccia? Una maschera vuota senza alcuna base dietro. Una faccia che fa storie su Instagram in cui si autoriprende mentre è in macchina, mentre è ad un concerto, mentre mangia, mentre fa tutto insomma. Un enorme dipinto di Warhol vivente, in ripresa diretta. Che appunto mostra il vuoto che c’è dietro. Estetica senza messaggio. E quando sono le nuove protagoniste della cultura italiana o presunte tali che usano questo stile comunicativo, che non dice nulla, che non ha alcuno scopo se non crearsi una base di like per poi vendere sé stesse al miglior offerente? Influenziamo senza avere nulla da dire. E quando le persone che fanno “cultura” non hanno nulla da dire, soprattutto se donne, mi spavento un pò.

Mi è capitato tempo da di vedere una foto di una di queste presunte nuove “protagoniste” femminili della cultura italiana. Faccia sorridente. Foto con citazione di uno che in quel momento probabilmente si stava rivoltando nella tomba. Il pacchetto perfetto della foto per i social media. Peccato che (probabilmente sbadatamente) nella foto si vedesse nel retro del suo studio una grossa scritta fatta a mano con la parola “success”. E al posto delle due esse c’era il simbolo del dollaro. E’ ammirabile che una persona che fa cultura voglia raggiungere il successo, un pò inquietante quando lo lega ai soldi. Non il pacchetto perfetto per la società, insomma.

Forse mi si obbietterà che è normale, che è marketing, che è necessario oramai avere una costante presenza nelle reti sociali anche per chi lavora in ambito culturale. Adattarsi al linguaggio più semplice possibile e dare le risposte più semplici possibili. E’ necessario.? No. E’ necessario insegnare ed educare il pubblico dandogli fiducia e stima noi per primi come autori. Io mi fido del fatto che il pubblico sia mediamente più intelligente di come vogliono farci credere, che non sia necessario parlargli come degli adolescenti analfabeti in preda agli ormoni. Perchè sai che c’è? Perchè ho notato che se dici alle persone cose interessanti il pubblico si interessa. Se dici al pubblico cose intelligenti, ti ascolta. Se dici cose complicate prova a prendersi il tempo di capirle. Il pubblico si merita autori alla sua altezza e finchè non ne avrà starà in silenzio, lasciando giustamente spazio agli unici che commenterebbero una con la propria foto con la faccia da coniglio: quelli che commentano a forza di faccine e “buongiornissimo caffé”.

Il problema non sono loro. Siete voi che non avete nulla da dire e avreste già dovuto capirlo da un pezzo.

 

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